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Freelance-tude

I 3 pilastri della mia “freelance-tude”*

È iniziato da poco il mio sesto anno da freelance. Cosa ho imparato nei 5 anni precedenti, in cui non sono mancate le “cadute” e le “ginocchia sbucciate”? 

Innanzitutto. Freelance-tude è una parola che mi sono inventata, in italiano potrebbe diventare “freelance-itudine”, ovvero è l’attitudine, il modo di essere ma anche lo stile di vita e l’atteggiamento dell’essere un freelance, un libero professionista. Fatta questa precisazione, andiamo al sodo.

Adoro il mio lavoro, ma in questi anni spesso ne sono stata sopraffatta. Ho lavorato senza limiti orari, ho detto di sì a tutti, ho fatto lavori di qualità che non sono stati pagati, ho perso il sonno dietro a persone e progetti non meritevoli di tanta attenzione (solo che l’ho capito dopo 😉 ).

Per fortuna, però, il corpo si ribella e anche la mente! E quindi devi trovare per forza un equilibrio, fra la passione di fare le cose per bene e il dovere di farle.

Il mio biz è maturato professionalmente ed io con lui. L’entusiasmo iniziale, impulsivo e dirompente, è confluito in una specie di fiume di energia positiva, con una portata decisamente meno irruenta, più organizzata, direi più consapevole ma soprattutto più “furba”. Ecco le 5 cose che ho capito a mie spese e che sono diventati i miei pilastri della vita da freelance.

1. Non si inizia a lavorare senza contratto firmato e senza acconto

È una conquista relativamente recente, questa. Dopo anni di fiducia sulla parola (e relativa fregatura 😛 ), sono stata da un avvocato e mi sono fatta aiutare con la stesura di un contratto. La conquista più grande che è derivata da questa consulenza è la legittimazione (spesso più psicologica che legale) a pretendere acconti e il rispetto delle dilazioni dei pagamenti. Di riflesso, è cambiato anche il mio rapporto con il denaro. Ho soggiogato il mio senso del pudore a chiedere di essere pagata per il lavoro che faccio: il compenso mi spetta di diritto. Non ti dico quanta serenità ho recuperato…

Come faccio? Invio il contratto in allegato ai preventivi (da sempre uso Fatture in Cloud), così con il cliente fin dal principio le regole per lavorare con me serenamente sono chiare. E ovviamente i lavori cominciano se e solo se ho contratto firmato e acconto versato.

2. Niente è così urgente (o quasi)

Le richieste “urgenti” sono frutto, molto spesso, di cattiva gestione del tempo. Perché dovrei accollarmi io di risolvere rapidamente i problemi di chi non ha saputo organizzare bene il suo lavoro?

Inoltre ho imparato a dire di no alle richieste di chi non è disposto a riconoscere lo sforzo di un lavoro fatto in tempi ristretti e di qualità comunque alta, nonostante la rapidità.

Anche il cardiochirurgo o il ginecologo tengono il cellulare spento e non è vero che rispondono a tutte le ore del giorno. Lo so per esperienza di vita vissuta. Quindi anche io faccio lo stesso: se lo fanno loro che salvano le vite delle persone, posso farlo anche io che lavoro col web.

3. Lavorare fuori casa aiuta l’autostima e la produttività

Ho iniziato a lavorare in casa 4 anni fa, ma ben presto mi sono sentita “prigioniera”. A stare a casa, si finisce per lavorare in pigiama e non c’è niente di più avvilente di questo: sì, certo, è comodo, ma si finisce presto per perdere un po’ di autostima. 

Così, di recente ho iniziato a cercare dei posti dove lavorare, dove non c’è troppo rumore, dove c’è una buona wi-fi e dove posso vedere altre persone e incontrare i clienti. Ma non un coworking, sarebbe troppo semplice… Luoghi inconsueti, come bar, ristoranti o biblioteche, in un mood molto mittle europeo o americano.

Ecco: uscire di casa costringe anzitutto a vestirsi e comunque a prendersi cura del proprio aspetto fisico: non puoi uscire in pigiama, coi capelli arruffati e i segni del cuscino sulle guance. Sembra un vezzo, ma non lo è.

Inoltre vedere altre persone, anche se non sono clienti, anche se non le conosci, anche se stanno facendo altro rispetto a me che lavoro, mi fa sentire meno sola e “importante”.

Fra l’altro, stare fuori casa aumenta la mia capacità di concentrazione: riesco ad evitare distrazioni comuni (uh… è arrivata una macchina, chi sarà? nessuno!) e il terribile richiamo del frigorifero! Se sto fuori casa, la fame arriva solo all’ora del pasto.

Quali sono i tuoi pilastri?

Valo lo stesso anche per te? Ho dimenticato qualcosa di fondamentale? Ci sono altri principi imprescindibili per essere un freelance felice e vivere beatamente la freelance-tude?

Ultimo aggiornamento:

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Di Margherita Pelonara

WordPress FrontEnd Designer.
Co-founder e Organizer di WordPress Meetup Ancona.
Make-up addicted.

Una risposta su “I 3 pilastri della mia “freelance-tude”*”

Ciao Margherita!
Come te sono una freelencer, però nel tempo libero. Sono ancora all’università e sto finendo la magistrale. Ho lavorato un anno intero come dipendente e tornerei volentieri indietro. E niente… sono tornata al mio hobby preferito!
Come te ho il notebook pieno di adesivi. Unica differenza è che continuo ad operare da casa.
Spero che un giorno magari ci saluteremo, incontrandoci nei locali che hai descritto. Un bacio e in bocca al lupo.

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