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Fatti privati in blog pubblico

Abbiate pazienza: siamo in Italia!

…ovvero: perché il mio portfolio è una pagina vuota.

Il sito di un web designer che si rispetti ha sempre una sezione dedicata al portfolio dei lavori che ha eseguito.
Anche questo sito aveva la sua sezione portfolio, con l’elenco gli screenshot dei siti che costruito personalmente durante collaborazioni occasionali con alcune (una, in particolare) web agency della mia zona di residenza. Ma purtroppo siamo in Italia. E in questo momento, se vuoi di che sfamarti, devi lavorare “in nero”.

portfolio-inside

Lavorare in nero implica tutta una serie di spiacevoli (è un blando eufemismo!) conseguenze:

    1. non hai i contributi previdenziali versati, e quindi non andrai mai in pensione;
    2. non hai coperture assicurative di sorta e quindi speri tutti i giorni di non farti male;
    3. non hai diritto ad indennità di malattia, maternità, disoccupazione, permessi, ferie, TFR;
    4. non hai rappresentanza sindacale e quindi sei trasparente;
    5. non hai il salario minimo garantito dal contratto nazionale e quindi ti pagano quanto vogliono e quando vogliono;
    6. non hai diritto al riconoscimento della malattia professionale, anche se lavori con un monitor CRT a 15 cm dal tuo naso, visto che lo schermo è profondo 60cm e non puoi spingerlo più indietro sulla scrivania, perché è protetta da un pannello evita-distrazioni (come quelli dei call center);
    7. non puoi scrivere in un curriculum l’esperienza che ti sei fatto mentre lavoravi in nero, perché non sta scritto da nessuna parte che hai prestato servizio presso quella determinata ditta, cioè non è esperienza documentata e documentabile;
    8. se il tuo titolare in nero promette percentuali su incassi che sa in anticipo di non poter onorare, dandoti falsi incentivi, non puoi farci niente, anche se protesti animatamente con lui: quei soldi non li avrai mai perché non puoi pretenderli proprio in virtù del fatto che il rapporto fra te e lui non sussiste.

Ma non hai altra scelta: accetti la situazione perché non hai altre forme di reddito. E vai avanti per un po’, sperando sulle promesse (false) di chi ti ha assunto in nero, che fra un mese, sei mesi, “dopo l’estate“, magari “ad anno nuovo” le cose cambieranno, anche se nutri fortemente il dubbio che un contratto, seppur a tempo determinato, non ti verrà mai proposto dalla controparte.

Quando poi ti accorgi che, nonostante le richieste di trovare un modo onesto e legale di collaborare, che non sia economicamente lesivo di nessuna delle due parti (perché sai che il lavoro è un’importante voce di costo in un’azienda), non c’è nella controparte alcuna volontà di venir fuori dalla condizione di “lavoro nero“, è in quell’esatto momento che pensi che

se “consulente esterno” devi essere, consulente esterno sarai.

E che, in quanto consulente esterno, sei libero di essere consulente esterno anche di altre ditte, proprio perché non hai mai firmato un contratto che ti vincoli con una determinata ditta, in un rapporto di esclusività.

Allora, riesci ad ottenere una firma su una ricevuta di compenso soggetta a ritenuta d’acconto, che possa documentare l’esperienza che hai fatto, a fronte della rinuncia alla percentuale sull’incasso già citata sopra. Forte di questo seppur magro risultato, aggiorni finalmente il tuo curriculum e, dal momento che il web design è il tuo mestiere, aggiungi la famosa pagina portfolio al tuo sito internet, elencando tutti i siti che hai realizzato durante il tuo lavoro nero. Ma siccome sei più pratica di CMS, html5, CSS3, mySQL e php, ti confondi e scrivi come se fosse un TUO cliente il “proprietario” del sito realizzato, quando in realtà avresti dovuto scrivere che il tuo cliente è la ditta che ti ha fatto lavorare in nero.

Ora: quando il tuo datore di lavoro nero si accorgerà del sito aggiornato, del portfolio e del tam tam generato dalla pagina Facebook, invece di riconoscere che, complice la crisi, non può offrirti più di quel che ti ha dato e di dare possibilità alla tua legittima ambizione ad un lavoro regolare in un altro posto o semplicemente a trovare qualche altra ditta con cui collaborare (per il pane quotidiano, mica per le vacanze alle Maldive!), ti caccerà in malomodo non saldando nemmeno i conti in sospeso, chiamandoti col nobiliare titolo di “parassita” come se avessi percepito chissà quali cifre, non avendo fatto nulla in cambio e rinfacciandoti perfino il caffè della macchinetta!

Inoltre ti farà scrivere dal suo legale di fiducia, intimandoti di RIMUOVERE il suddetto PORTFOLIO che recherebbe gravissimi danni alla suddetta ditta, appigliandosi al fatto che hai confuso fra CLIENTE e PROPRIETARIO e hai scritto che il tuo cliente è il proprietario del sito, invece della ditta che ti ha vincolato ad un rapporto di lavoro subordinato IN NERO con vincolo di esclusività (e la lettera del legale, fra l’altro, lo dimostrerebbe). 
Così docilmente fai quanto richiesto dal legale, anche se secondo te e secondo il tuo legale (nel frattempo anche tu ne hai uno), basterebbe correggere le diciture, ossia scrivere che il tuo cliente è la ditta di lavoro nero per conto del proprietario del sito, e aggiungere che il concept dei siti è della ditta di lavoro nero e che tue sono solo le personalizzazioni. Ma poiché così facendo, dovresti aggiungere un link di rimando al sito della suddetta ditta di lavoro nero, perché è la buona pratica della programmazione per il web che lo comanda e tu sei particolarmente devota, decidi che non vuoi offrire traffico e pubblicità gratuita a chi ha ripagato il tuo lavoro e le tue competenze sbattendovi malamente la porta in faccia, insultandoti e regalandoti la peggiore settimana della vostra vita.

Pertanto, se avete letto quanto sopra, capirete che non mi è possibile pubblicare il mio portfolio. Però, poiché un portfolio esiste, se siete interessati, contattatemi e vi invierò per posta elettronica l’elenco completo dei lavori che ho realizzato (e i link relativi)!

 

Abbiate pazienza: siamo in Italia!

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Di Margherita Pelonara

WordPress FrontEnd Designer.
Co-founder e Organizer di WordPress Meetup Ancona.
Make-up addicted.

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