Categoria: Fatti privati in blog pubblico

Articoli in cui racconto cose mie, extra lavoro ma non troppo extra; sono riflessioni un po’ a ruota libera che nascono da esperienze di lavoro.

  • 8 lezioni per libere professioniste che ho imparato guardando Grey’s Anatomy

    8 lezioni per libere professioniste che ho imparato guardando Grey’s Anatomy

    Durante il lockdown di marzo 2020 ho imparato a guardare serie Tv, oltre che a fare un pan brioche senza burro spettacolare. Mai guardata una serie TV prima di marzo 2020. Recentemente, e davvero con mia grandissima sorpresa mi sono immersa in uno dei medical drama più seguiti di sempre, Grey’s Anatomy: non avrei mai detto che proprio Grey’s Anatomy riuscisse a coinvolgermi così tanto.

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    Al di là del sangue in abbondanza e delle mani che lavorano dentro i toraci aperti, ci sono tanti sentimenti che vengono raccontati. Insomma, al di là delle storie in sé, lo spettatore viene proprio stimolato alla riflessione personale. Una riflessione che è assolutamente trasversale, tant’è vero che io l’ho trovata utile anche per la mia attività in Bottega. E quello che ho imparato lo condivido con te in questo post.

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  • 10 cose sparse su di me

    1. Non mi piacciono i sistemi chiusi, i linguaggi e le tecnologie proprietarie. Motivo per cui lavoro su un PC (che ha una partizione Linux) e il mio smartphone è un Android.
    2. Ho circa 50 rossetti e ti garantisco che sono tutti di sfumature differenti: io con i colori ci lavoro e certe cose le vedo 😉
    3. In virtù degli oltre 50 rossetti precedenti, ne stendo sempre uno, anche se devo lavorare a casa. Perché? Per non farmi soppraffare dal “degrado” di lavorare in ciabatte e pigiama e sopprattutto perché se non facessi così, non basterebbero i giorni del calendario per vedere un rossetto terminato.
    4. La tecnologia ha un grande fascino su di me, ma anche le antiche tradizioni. Custodisco con venerazione le tazzine in stile Liberty e le lenzuola ricamate a mano delle mie nonne.
    5. Non ho un colore preferito. Purché sia colore, a me piace e mi fa stare bene.
    6. Vivrei di pizza, Nutella e thè.
    7. Fare shopping è la panacea di tutti i miei mali.
    8. Adoro viaggiare, anche se negli ultimi anni è un lusso che poche volte mi sono concessa.
    9. Non guardo mai la TV: guardo solo le fiction di RaiUno su RaiPlay il giorno dopo (senza pubblicità o quasi).
    10. Negli ultimi anni mi sono fatta due regali. Il primo è stato un percorso di life empowerment. Il secondo è stato questo servizio fotografico. Penso che tutti, almeno una volta nella vita dovrebbero concedersi queste due cose, per dare il giusto valore a se stessi e agli altri.

     

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  • Le cose in cui credo

    Credo fermamente nella potenza delle community, dei progetti Open Source, della condivisione dei saperi e delle conoscenze, quello che oggi chiamano con un inglesismo know-how sharing: anche in italiano non suona male, anzi, secondo me, ricorda che dietro ad un sapere e dietro ad una conoscenza ci sono la fatica di ore di studio e di ricerca, la pazienza dei fallimenti, l’entusiasmo di riprovare.

    La condivisione è la fucina per la produzione di nuove idee: un grande brainstorming collettivo e paritario, dove tutti hanno qualcosa da dire e da imparare. Per questo abito bene nel mondo di internet e dei social network: lo amo da sempre, da quando l’ho conosciuto; lo amo per questo spirito di crescita collettiva e ci tengo a preservare internet un luogo pulito e positivo. So benissimo che molta gente ne fa un uso totalmente differente, non per questo smetto di credere che la bontà di uno strumento la fanno le persone.

    E io ho fiducia nelle persone.

     

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  • Un nuovo logo

    Storia di un nuovo logo, che mi hanno aiutato a partorire.

    Mi hanno detto che dovevo fare una moodboard su Pinterest e raccogliere lì dentro delle ispirazioni. È quello che ho fatto. Alla fine il riassunto della ricerca è questo:

    Il mio logo è composto dal mio monogramma, dal mio nome per esteso e ha per sottotitoli le tre attività di cui essenzialmente mi occupo. Il monogramma è scritto con un font in stile handwriting, una bella scrittura fatta a mano, gentile e tonda ma anche con nette spigolosità nei cambi di direzione. Inoltre sono state usate lettere minuscole. Questo monogramma mi assomiglia davvero tanto: racchiude alla perfezione molto del mio carattere. Anche la scelta del minuscolo non è fatta a caso: il minuscolo è lo stile usato per scrivere il codice dagli sviluppatori, non solo, per me significa affermare la mia personalità con garbo, senza arroganza, senza la presunzione di essere chissà chi.

    Il nome e cognome sono scritti con un font sans serif, ossia liscio, senza grazie. È un stile asciutto ed essenziale. Ma a guardarlo bene, non mancano nemmeno qui le rotondità. Ecco, le rotondità: io le rotondità ce le ho proprio addosso, e non posso farne a meno!

    Le tre attività, invece, sono scritte con un classico font serif, proprio per rimandare all’idea della concretezza e dell’affidabilità.

    Tutto il logo, come il sito, ha come obiettivo quello di comunicare la mia essenza di consulente creativa e affidabile, rimandando l’idea della disponibilità nel mettersi al servizio suggerendo soluzioni concrete e realizzabili.

    I colori scelti sono un giallo piuttosto saturo e un viola prugna piuttosto caldo – #F2C520 e  #78207A sono due dei 16.777.216 (16^6)colori esadecimali. Per me rappresentano la maggior parte delle cose che mi piacciono: fiori e frutti, essenzialmente, ma anche i colori di certi tramonti. Scelti di pancia e senza riflessioni strutturate sopra… solo che poi mi è presa la curiosità di capire cosa significano in psicologia.

    Il giallo è il colore del Sole: quindi indica un un movimento di espansione. La scelta del giallo è ricerca del nuovo, del cambiamento, della liberazione dagli schemi. Sinonimo di vivacità, estroversione, leggerezza, crescita e cambiamento. Il giallo spinge in avanti, verso quel che non è ancora definito. Fiero ed indipendente, il giallo non è mai in riposo.

    Il viola, è invece sinonimo di intelligenza, conoscenza, devozione religiosa, santità, sobrietà, penitenza. E’ il colore con la maggior frequenza e l’energia più alte dello spettro visibile. Rappresenta la porta dell’aldilà. E’ il colore del cervello destro (analogico). È il colore della metamorfosi, della transizione, del mistero e della magia. E’ il colore della spiritualità ma anche della fascinazione erotica, indica l’unione degli opposti, la suggestionabilità.

    E diciamo che alla fine della fiera, la scelta non è stata assolutamente aleatoria, ma dietro a questa scelta ci sono dietro ancora una volta io e tutto quello che sono e che voglio diventare.

  • “Ogni casa ha bisogno di un Harvey”…

    “Ogni casa ha bisogno di un Harvey”…

    Sapersi “vendere” senza “svendersi”. Mettere in luce le proprie caratteristiche, riuscendo ad essere competitivi, sapendo ben valorizzare i propri punti di forza.

    Harvey non abbaglia e non guaisce, non fa clamore come i suoi colleghi, per attirare l’attenzione dei suoi probabili futuri padroni. Per farsi adottare sceglie di mostrare con i fatti che è “quello giusto“, al punto da rendersi non solo utile ma indispensabile. “Ogni casa ha bisogno di un Harvey…

    Il punto è proprio il rendersi indispensabili. Questo video mi ha fatto tornare alla mente un donna straordinaria che non vedo e non sento da un sacco di tempo, che nel breve periodo in cui l’ho frequentata, mi ripeteva spesso che dovevo  rendermi indispensabile.

    Per essere indispensabili, occorre essere unici (o almeno provarci), fare poco clamore e dimostrare che si ha la stoffa, non a parole ma con i fatti. Per il solo fatto di risultare credibili.

    Per comunicare se stessi e la propria professione occorrono diversi ingredienti:

    • la consapevolezza, innanzitutto, di chi siamo, di cosa ci distingue dagli altri, di quale valore possiamo aggiungere alla vita degli altri. È dalla consapevolezza che comincia tutto. E non finisce mai, perché le nostre vite sono una continua evoluzione.
    • il saper fare: avere le competenze minime nell’uso degli strumenti. Qualcuno le chiama “competenze trasversali”, ma è ora di rendersi conto che saper usare il digitale è come saper leggere, scrivere e contare.
    • il saper raccontare: decidere cosa mettere in piazza e cosa mantenere per se stessi, non solo del privato, ma anche della propria professione. Cercare di trasmettere la vera essenza di sé stessi per non tradire la propria natura ma anche per non creare “false aspettative” – che si tramuterebbero in delusioni – quando l’immagine digitale incontra l’immagine reale. Essere autentici non significa spiattellare ossequiosamente tutto ai quattro venti!
    • l’originalità: nessun altro ti assomiglia, questo significa che abbaiare forte (o più forte!) degli altri non ti premierà, piuttosto cercare di esaltare e accentuare proprio quel dettaglio o quel particolare che ti rende unico.
    • la passione: se una cosa ti piace da morire, sei coinvolto e coinvolgente. Sei credibile.